La giornata tipo di un’insegnante di danza durante il covid – tra lezioni e pulizie

La giornata tipo di un’insegnante di danza durante il covid – tra lezioni e pulizie

Parola chiave: Lysoform.

6:30, suona la sveglia. Nel letto, mentre R. ancora dorme sogni profondi, abbozzo comunicazioni varie che dovrò inviare ai genitori.

Ore 7:05, giù dal letto, tappa al bagno e poi cucina per il mio pasto preferito, colazione.

Preparo, come al solito, due toast di pane nero. In un tegamino sbatto un uovo, lo pongo sul pane appena caldo e ci aggiungo del formaggio e del prosciutto. Mentre mangio, il profumo di caffé sprigiona dalla moka. Aggiungo un po’ di latte. Mi vesto, mi trucco ed esco di casa.

Passeggiata a piedi di 15 minuti, ammiro la città dall’alto mentre lascio messaggi vocali ad un caro amico, J. Alle 8:28 sono davanti all’ufficio per fare un lavoro che non mi piace ma che, di questi tempi, aiuta ad arrotondare.

Alle 8:30 attacco e stacco alle 12:30 esatte. Che lusso, essere dipendente.

Sfrutto il passaggio di una collega ed arrivo a casa alle 12:50. Breve momento di relax: cucino, mangio, pulisco.

Ore 13:45, riaccendo la connessione dati sul telefono (atto che richiede estremo coraggio). Messaggi a non finire: nuovi allievi che provano, vecchi che non provano, nuovi che avevano detto avrebbero provato ma che non provano, vecchi che non dovevano provare, provano. Attimi di delirio. Poi si torna in carreggiata. Resilienza.

Chiama la mamma della bambina nuova, “sì certo, può venire ma deve frequentare delle lezioni di recupero. E’ grande ed è indietro con il programma (che lezioni? Quante? Quando? Perché?).”

Chiama la mamma della bambina con broncopolmonite asmatica. Ha la tosse, oggi non viene. Avrà la tosse per metà anno, come fare? Chiama il pediatra, chiedi al pediatra, spera che gli altri genitori non facciano storie. Spera, che vada tutto bene.

Programma la lezione di intermedio. Serve un nuovo esercizio di rond de jambe. Manca l’ispirazione. La sedia della cucina è scomoda da usare come sbarra. Che bello, però, ballare. Mi manca la sbarra. Mi manca essere quotidianamente allieva.

Chiama la mamma (la mia, questa volta), devi accordarti per i giorni successivi. Quando ci vediamo? Fino a che ora? C’è anche il nipote, non si può dire di no.

Ore 15:40, tra 5 minuti devo partire di casa. Mi vesto veloce, porto un ricambio, non si sa mai.

Ore 15:45 salgo in auto.

Ottimizzo il tempo: lungo il tragitto chiamo la mamma di un’altra bambina. Altre chiacchiere, veloci e produttive.

Ore 16:00 sono arrivata. Piove, non ci voleva. Più precisamente, diluvia.

Accogli i piccoli di 4 anni, un po’ per volta. Togliete le scarpe. Sedetevi lì. “Maestra, mi togli i calzini?”, “no, ce la fai da sola”. Misura la febbre. Gel per le mani. Tutti in fila, si inizia. Giochiamo. Mi diverto. Penso a quanto sarebbe bella la lezione se non avessi la mascherina addosso. Potrei correre insieme a loro respirando normalmente.

In sala non c’è nessun oggetto, nessun gioco, non avrei tempo di pulire. Menomale che il gioco più bello è l’immaginazione. Bravi bambini, educati, attenti, disciplinati. Ore 17, inizia a far uscire i bambini. Indossano le scarpe, la felpa. Controlla che abbiano tutto. Controlla che siano arrivati i genitori. Saluta, racconta, sorridi da sotto la mascherina. Informa. Pulisci.

Arriva il secondo turno. Saluta i bambini, i genitori, i nonni, gli zii, i fratellini. I cani, i passeggini. Spiega tutto da capo. Ricorda, se hai detto tutto. Ti sei dimenticata. Scusati, riparti. Febbre, gel. Scarpe, felpa, calzini antiscivolo. Scarpette di danza. Tutti in fila, si parte. “Le distanze, bambini!”. Presentazioni, saluti, racconti di asili, di mamme, di merende. Di giochi. Ora però si danza. Siamo cigni, poi farfalle, poi giraffe, poi leoni. “maestra, devo fare la pipì”. Arrivo. Corridoio, maniglia, bagno, maniglia, wc. “ce la fai da sola?” “sì”. wc, maniglia, bagno, maniglia, corridoio. Controlla i compagni. Bravissimi, ancora seduti. Controlla la bambina al bagno, ha finito. Lava le mani. Gel per le mani. Torniamo ad essere farfalle, elefanti, scoiattoli, fenicotteri. Ci arrampichiamo sugli alberi, strisciamo sotto il ponte, nuotiamo nel fiume. Stendiamo i piedini, allunghiamo la schiena, chiacchieriamo tanto.

Felpa, scarpe, gel, mamme e papà. Spiega, parla, racconta. Rispiega. Proponi. Sorridi. Scendi a compromessi, comprendi. Dai indicazioni.

Sali, pulizia, zaino. Auto. Trasferimento in sede.

Piove.

Febbre, firma, gel, scarpe, gel. Di nuovo febbre, saluta, carte, firme, finalmente in sala.

Sbarra, warm up, plié, tendus, rond de jambe. E molto ancora. Non c’è il mood giusto. Teen agers. Ed ho detto tutto. Le adoro. Quando non si comportano da teen agers.

Fatica, mascherina, mal di testa. Fame. Gel gel gel.

Stretching. Inizia a pulire. Sbarre, chiacchiera, sbarre, pavimento. Veloce. Poi c’è un’altra lezione.

Firme, firme, altre firme. Motiva, chiacchiera, vai.

Auto. verso casa. ore 20:40

20:50 casa. Cena, chiacchiere. rispondi a qualche messaggio. Inconvenienti culinari. Doccia, pulizia (niente lysoform questa volta, sembra strano).

Ore 22:30, letto. Chiacchiere, coccole.

Ore 23:20. Pc. Scrivere di tutto questo. Di questa follia. Di questa giornata, una delle tante. Ansia e meraviglia. Paura e stupore. Progetti di vita. Cambiamenti in atto. Famiglia. Amore. Amici. Danza. Tanta, tantissima danza.

Poi. Ad un tratto.

Gli occhi

iniz

ian

o

a

ce

d

e

r

e

.

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