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Sii più espressivo…forza! – che cos’è l’espressività

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Quante volte ve lo siete sentiti dire? “Sii più espressivo, forza!”, oppure, “mostrami ciò che provi, racconta una storia con la tua danza!”. Ciò che distingue la danza dalla ginnastica è il suo lato artistico, ovvero le modalità di espressività che usa. A me piace…

Lo chignon – rapida guida per genitori indaffarati

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Body shaming – il corpo nella vita e nella danza

Body shaming – il corpo nella vita e nella danza

Che cos’è il body shaming? Perché se ne parla tanto negli ultimi anni? E soprattutto, come combatterlo?

CHE COS’È IL BODY SHAMING

Il body shaming è una forma di bullismo, di derisione del corpo femminile o maschile per alcune sue caratteristiche considerate, erroneamente, sbagliate: troppo grassa/o, troppo magra/o, troppa cellulite, troppi nei, troppi capelli, troppi denti, troppo tutto!

ATTENZIONE AI SOCIAL

Il fenomeno del body shaming è sempre esistito ed ora, con l’avvento dei social, sta diventando più forte e prepotente. D’altronde, attraverso Instagram e Facebook chiunque si sente in potere di deridere il prossimo senza doverci mettere la faccia. Basta un commento, ed il danno è fatto. Probabilmente, se queste menti malefiche dovessero esprimere i loro pensieri disconnessi faccia a faccia, non ne avrebbero mai il coraggio!

E già qui comprendiamo l’importanza di essere indifferenti a determinati commenti, perché celano essenzialmente la presenza di persone profondamente ignoranti e troglodite.

Se dovete ascoltare qualcuno, fate che sia il parere di persone a voi care, quindi genitori, amici stretti, parenti fidati. Tutti gli altri fanno parte della categoria “mondo” e, siccome il mondo è vario, non vale proprio la pena ascoltare tutti i pensieri – spesso non ponderati – di persone che nemmeno conosciamo!

Inoltre, se posso darvi un secondo consiglio, quando mi sento insultata in maniera cattiva per qualunque motivo da una persona, mi obbligo sempre ad essere empatica. E mi chiedo: perché questa persona reagisce così? Perché dice certe cattiverie? Perché ha un atteggiamento maleducato e infantile? E la miglior risposta me l’ha data la grandissima scrittrice italiana Alda Merini:

Certa gente non è cattiva. È infelice!

Alda Merini
ATTENZIONE ADOLESCENTI E NON SOLO…

Una delle categorie più a rischio di body shaming sono gli adolescenti. In un’età dove il carattere tende a non essere ben definito e dove le incertezze sono tante, dare ascolto alla voce del primo che passa è un classico errore che tutti abbiamo commesso. La cosa migliore in questo caso è il dialogo: parlate con i vostri amici, se riuscite anche con i genitori, con i fratelli e, perché no, con la vostra insegnante di danza. Confrontatevi. Dal dialogo nascono risposte, riflessioni e spunti.

E, seppur scontato, evitate il paragone con gli altri. Men che meno se il confronto si basa con la foto di Instagram di una super modella. La foto in questione sarà probabilmente ritoccata e la vita delle modelle non è poi tutta rose e fiori. Per quanto mi riguarda, c’è pochissimo da invidiare.

Detto ciò, non solo gli adolescenti devono porre attenzione all’uso dei social ma anche gli adulti, a prescindere dall’età. Il confronto è lì che ci attende, dietro l’angolo e, anche se vi considerate maturi e forti, è un attimo cadere nella trappola dei social e rimanere chiusi nella morsa del “confronto”. Magari non si tratterà di un confronto fisico ma ci sono mille altre tematiche che ci colpiscono: potrebbe essere un confronto lavorativo (questa insegnante di danza ha un scuola più bella della mia, gli allievi sono più ordinati, etc), familiare, del tempo libero (sembra che tutti viaggino tranne me!).

In questi momenti vale proprio la pena di fermarsi a pensare. Ciò che i social mostrano è spesso labile, povero di contenuti e ricco di superficialità. La nostra mente deve scindere ciò che vale la pena di guardare (perché, in fondo, i social hanno anche dei lati positivi), da ciò che vale la pena di essere ignorato. Suvvia, comportiamoci da esseri razionali!

IL CORPO NELLA DANZA CLASSICA

Vista la tematica, voglio dedicarmi ora al concetto di “corpo” nella danza classica. La danza classica è infatti una disciplina tanto meravigliosa quanto severa e crudele: richiede precise proposizioni corporee che non tutti, purtroppo hanno.

Per essere più specifici dividiamo la danza classica in due macro categorie:

I PROFESSIONISTI

Se si vuole diventare dei veri professionisti sono richieste specifiche proporzioni corporee in base alla compagnia di danza o all’accademia presso la quale si desidera accedere. Entrare in una compagnia non prevede perciò solo un grandissimo livello tecnico bensì anche moltissima pazienza. Infatti, con grande calma e sangue freddo, bisogna trovare la compagnia di danza che cerca ballerine con il vostro fisico: più o meno alte, più o meno muscolose, ad esempio.

Essendo la danza classica un’arte ed avendo l’arte un grande valore estetico, l’occhio vuole la sua parte. Il corpo di ballo di una compagnia dev’essere esteticamente uniformato. Ovvero, se la compagnia in questione ha un corpo di ballo alto in media 1,60 cm e voi siete alte 1,80 cm, probabilmente non è il posto giusto per voi.

Ammetto che ci sono tanti miglioramenti su cui il mondo della danza classica deve lavorare: vorrei che le accademie promuovessero uno stile di vita sano, con cibi salutari e pasti completi. Vorrei che sensibilizzassero gli allievi al benessere fisico ed emotivo perché, ragazzi, il corpo è uno e dobbiamo trattarlo bene. Ancora di più se dall’uso del del corpo dipende la vostra vita lavorativa.

GLI AMATORI

Per gli amatori, ovvero gli allievi delle scuole private, è tutta un’altra storia. Ci sono alcune scuole private che prevedono un’audizione iniziale con lo scopo di selezionare solo bambini fisicamente portati. La maggior parte delle scuole di danza sul territorio italiano non prevede però questa modalità e quindi tutti, senza ostacolo alcuno, possono accedere liberamente ai corsi di danza.

In quest’ultimo caso, per quanto mi riguarda, non c’è motivo di ostacolare i ragazzi allo studio della danza classica, anche se il loro fisico non è “perfetto” (che poi, nessuno è perfetto!), anche se non hanno il famoso collo del piede o una rotazione stratosferica. Probabilmente non diventeranno dei grandi ballerini, è vero, ma hanno comunque diritto di approcciarsi alla danza come tutti gli altri, di sviluppare una passione, di imparare cosa voglia dire costanza, dedizione e disciplina.

IN CONCLUSIONE – SIA NELLA VITA QUOTIDIANA CHE NELLA DANZA:

Se hai la cellulite, va bene.

Se sei molto prosperosa, va bene.

Se sei esile come uno stecchino, va bene.

Se sei piena di nei o lentiggini, va bene.

Se i tuoi capelli sono crespi, va bene.

Sei hai i brufoli, va bene.

Se sei bassa o alta, va bene.

Se hai le smagliature, va bene.

Se hai le ciglia corte, va bene.

Se hai labbra sottili, va bene.

Se hai la vitiligine, va bene.

Se hai la scoliosi, va bene.

Se hai l’apparecchio, va bene.

Ciò che non va bene, è non volersi bene.

Mestruazioni – assorbenti tradizionali ed eco-sostenibili

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Pirouettes – nulla di più facile!

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Se volete scoprire perché Mary Poppins è la foto di copertina del mio articolo sulle pirouettes… beh, non potete far altro che continuare a leggere!

Nulla di più facile di una pirouette, e certo! La preparazione, poi, è semplicissima: giusto un plié in quarta posizione con il peso un po’ qua un po’ là, una bella spinta, fissi un punto intensamente e infine preghi tutti i santi del paradiso di riuscirci. Ed atterri. Easy peasy.

 Ragazzi, le pirouettes non sono facili e soprattutto non si fanno invocando tutti i santi del paradiso e SPERANDO di riuscirci. Non è questione di speranza, è questione di allenamento. Certo, una componente “genetica” esiste: alcuni di noi il giro ce l’hanno nel sangue e scattano la testa in modo preciso e veloce; altri, pur avendo un perfetto aplomb, non ce la fanno proprio a dare quello scatto rapido e tagliente. Questo non dev’essere però di ostacolo, anzi! Ogni limite può essere sorpassato con i giusti esercizi ed una buona dose di determinazione. 

Quindi, andiamo ad analizzare le componenti della pirouette:


IL RETIRE’

Molto prima di approcciarsi ad una pirouette va studiata la posizione di retiré: il posizionamento della gamba con il piede sotto al ginocchio (quantomeno all’inizio) come a voler raccogliere le rotula; il centro stabile, i fianchi abbassati, il tallone che spinge bene in avanti, mostrando tutta la sua bellezza. Naturalmente non possiamo dimenticarci della gamba di terra che continua imperterrita il suo lavoro muscolare di spinta nel pavimento e di allungamento, verso l’infinito e oltre.

Qui sotto un’immagine esemplificativa di un perfetto retiré, tratta dal blog A Ballet Education di David King, ormai famosissimo a livello mondiale. Consiglio vivamente la lettura del blog ad insegnanti e ai ballerini più esperti (e con un buon livello di inglese).

Fonte: A Ballet Education
LA POSTURA

Che ve lo dico a fare!

La postura è la chiave della danza classica.

A Ballet Blog

Ruota tutto intorno a questo punto focale. In questo caso faccio riferimento soprattutto al core, ovvero al centro: la zona addominale dev’essere forte, consapevole e da lì, come in ogni altro passo di danza, scaturisce l’energia.

LO SPOT

La testa deve imparare il famoso “scatto”, che ci consente di rendere il giro veloce e preciso: gli occhi fissano un punto e tornano lì, rapidissimi, in perfetto stile Mary Poppins. È necessario capire bene come funziona questo meccanismo ed allenarsi a parte. Non sottovalutatelo!

Ci sono essenzialmente due modi per usare lo spot, entrambi validissimi: il corpo gira per primo e gli occhi seguono; oppure gli occhi partono per primi ed il corpo segue. Dipende da come ve lo insegnerà il vostro maestro!

via GIPHY

IL DEMI-PLIE’

Il demi-plié, che sia in 4°, 5° o 2° posizione, funge da preparazione alle pirouettes. Se il demi-plié è storto o tecnicamente mal eseguito,  partite già male, anzi, malissimo! Un buon plié, ovvero una corretta disposizione del peso, è il primo passo verso una buona riuscita della pirouette. E ricordate: chi ben comincia è a metà dell’opera!

Nota. Anche qui ci sono vari modi di esecuzione del demi-plié in 4° posizione: demi-plié classico, con entrambe le gambe piegate (anche se il peso sarà sbilanciato sulla gamba davanti), quarta posizione con gamba dietro stesa (in stile Balanchine).

LE BRACCIA

Le braccia coordinano la spinta, ci danno forza e ci sostengono durante il movimento. Si potrebbe aprire un grande capitolo riguardante il port de bras nelle pirouettes: c’è chi le apre a la second e poi le chiude, chi non passa per la second e unisce direttamente in prima posizione. In ogni caso, devono essere coordinate al demi-plié e alla salita in relevé

LA FORZA

Quanta forza devo prendere per una singola pirouette? Quanta per una doppia? Meno di quanto pensiate!

Nelle pirouettes ci vuole il giusto equilibrio tra slancio e controllo. Un po’ come nella vita.

A Ballet Blog
RICERCA DELL’EQUILIBRIO

Questa affermazione è scontata, mi direte! Se vogliamo girare dobbiamo per forza stare in equilibrio! Io però intendo dire che l’equilibrio va ricercato costantemente DURANTE il giro.

Pensate alla Tour Eiffel: 312 metri di altezza, come fa a mantenere l’equilibrio? Grazie alla sua struttura DINAMICA: nonostante sia esposta a grandi folate di vento ciò che la mantiene eretta è proprio il suo dinamismo. Ovvero, la torre Eiffel si muove. E proprio grazie a questo movimento, assecondando quindi il vento, resta in piedi alla perfezione.

Nelle pirouettes la situazione non è differente: magari non ci saranno le folate di vento ma c’è il nostro corpo che, elevato sul relevé e quindi in equilibrio su una base ristretta, è soggetto alla forza del giro e sbilanciarsi è un attimo. Da qui l’importanza del core, del nostro centro e l’importanza di PERCEPIRE il giro mentre lo eseguiamo perché se lasciamo che una mosca ci faccia perdere l’equilibrio, siamo finiti. Il giro va salvato, sempre e comunque. Dev’essere il vostro mantra personale. Ricordatevi che tante volte, mentre girate e vi sentite sbilanciati, potete in realtà salvare la pirouette piuttosto dignitosamente. Se invece vi abituate a buttarla via, perché, tanto ormai eravate fuori asse, allora inizierete a farlo sempre.

La pirouette non è statica. Non è una posizione che resta immutata. Pensate solo al retirè: si alza prima della discesa per rendere la chiusura più controllata! E le braccia vi dovranno seguire mentre girate, non possono restarsene lì in balia del vento. Non scatta solo la testa, ma anche le spalle ed il bacino. Insomma, ricordiamoci che l’equilibrio non è un punto fermo nello spazio bensì una condizione che va costantemente ricercata. Anche DURANTE il giro.

LA FELICITA’

Come ci ha insegnato Peter Pan, per imparare a volare bisogna fare pensieri positivi. Io aggiungo che vale anche per le pirouettes! Questo approccio vi eviterà di entrate in quel circolo vizioso in cui una pirouette non viene e ci rimanete male, ci riprovate e ci rimanete malissimo, ci riprovate per la terza volta (fallendo) e decidete che la danza non fa più per voi. Insomma, una tragedia greca. Stiamo tranquilli, facciamo un bel respiro, diamo il giusto peso alle situazioni e non crucciamoci troppo. Arrabbiarvi non vi aiuterà. Prenderla con filosofia, sì! 

E se proprio un giorno le pirouettes non venissero, niente panico, fate l’esercizio senza girare e rimanendo in retiré! Mica è un dramma. Qualità prima della quantità, sempre e comunque.

Come vedete la pirouette è un grande puzzle: composta di mille pezzi che inconsapevolmente avete studiato sin dal primo giorno in sala di danza. Prima di poter assemblare il puzzle ed appenderlo in salotto, è necessario però dedicare del tempo ai singoli pezzi: li dovrete separare, quelli per la cornice e quelli per il centro, li dividerete per tonalità e colore. Allo stesso modo funziona per una pirouette: prima di approcciarsi al giro vero e proprio bisogna studiare, pazientemente e diligentemente, i vari componenti. 

Nota. Un libro intero non basterebbe per descrivere tecnicamente tutti i passaggi tecnici ed emotivi che compongono una pirouette. Questo articolo si focalizza meramente su una serie di consigli generici che, spero possano tornarvi utili!

Caspiterina, dimenticavo un punto fondamentale sulle pirouettes!

Dovete avere qualcuno che crede in voi. Che sia l’insegnante (si spera) o una compagna. Una spalla su cui piangere e che vi sostenga quando pensate di non farcela.

Ricordo quando in sala provavo la variazione della terza odalisca e mi preparavo per la diagonale di pirouettes doppie e triple in punta. Menomale che c’era la mia grande amica S. ad urlare a gran voce:”credi in te stessa!!!”. Me l’ha detto talmente tante volte che un giorno ho iniziato a crederci per davvero.

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Un tuffo nel passato, anche se non troppo lontano, per esplorare il mondo della danza nei video musicali. Qui alcuni video più iconici del XXI secolo, caratterizzati da pop star di fama internazionale, musiche ormai sorpassate e poca sobrietà. Eppure ci piacciono e continuiamo a…

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Joseph Pilates –  una persona prima di un metodo

Joseph Pilates – una persona prima di un metodo

Caro Joseph Pilates, grazie per averci donato l’omonimo metodo.

CHI E’ JOSEPH PILATES

Ebbene sì, il Pilates, prima di essere un metodo di studio è una persona.

Joseph Pilates (1880-1967) fu un simpatico ometto di origine tedesca che, per sua sfortuna, ce le aveva proprio tutte: asma, rachitismo e reumatismi lo accompagnarono infelici nel corso dell’infanzia. Tuttavia, come ogni grande personaggio della storia, Joseph non subì passivamente la sua condizione fisica ma si impegnò voracemente nella ricerca di una cura ai suoi mali.

Insomma, fece del suo punto debole il suo punto forza.

A Ballet Blog
Joseph Pilates con un’allieva – foto condivisa da Pinterest

Iniziò quindi a studiare anatomia, Yoga, Tai Chi ed anche le filosofie greche e romane con lo scopo di creare un metodo che unisse tutto ciò. Mente e corpo. I suoi studi funzionarono brillantemente tant’è che già da ragazzo divenne un grande sportivo e praticò, fra i tanti, boxe, ginnastica e sci; entrò perfino in un circo.

GLI ALBORI DEL PILATES

Durante la Prima Guerra Mondiale Joseph sperimentò un campo di concentramento inglese – d’altronde egli era di origine tedesca – dove dette prova di grande determinazione e forza d’animo: iniziò a ideare una serie di esercizi che potessero essere svolti in uno spazio ridotto con lo scopo di rinforzare lo stato psico-fisico degli internati. Si vocifera che proprio in questo contesto iniziò a buttare le basi del metodo Pilates. In seguito, trasferito in un altro campo, ebbe modo di lavorare in ospedale trattando i feriti di guerra. Qui Joseph ebbe l’idea innovativa di farli allenare dalla loro postazione, ovvero i letti di ospedale: aggiunse a questi alcune molle, qualche corda qua e là e li trasformò in vere e proprie macchine per l’allenamento. Nessuno dei feriti morì quell’anno (1918), nell’epidemia di influenza e febbre che uccise oltre 200.000 inglesi. E di certo non si trattò di un caso fortuito. Le competenze e la genialità di Joseph Pilates si andavano delineando sempre più.

Tornato in Germania venne reclutato per allenare la polizia militare di Amburgo; inoltre il ballerino Rudolf Laban iniziò ad integrare le sue teorie con le tecniche innovative di Pilates. Joseph proseguì infine il percorso di riabilitazione dei feriti di guerra migliorando il sistema di molle e corde legate originariamente ai letti di ospedale. Fu l’inizio di due macchinari che tutt’ora esistono nel metodo Pilates: il cadillac e il reformer.

Nel 1926 Joseph si trasferì a New York dove, insieme alla moglie Clara, fondò il primo studio di Pilates, completo dell’utilizzo di cadillac, reformer e altri macchinari di sua invenzione. Caso volle che all’interno dello stesso edificio si trovava una scuola di danza e fu così che molti ballerini si avvicinarono sempre più allo studio del Pilates. E non parliamo di amatori bensì di grandi nomi della danza quali  Ted ShawnJerome RobbinsGeorge Balanchine e Martha Graham. Lo studio del metodo di Joseph aiutava i ballerini (e li aiuta tutt’ora) a migliorare la tecnica e a riprendersi più velocemente dagli infortuni, se non ad evitarli.

La morale della favola? Non abbattetevi se il vostro fisico non è come vorreste. Non punitevi se nella vita non avete avuto le chance che volevate. Non piangetevi addosso se il vostro carattere non è forte e distinto come gli altri.

Siamo un work in progress e la differenza la fa chi, come il nostro caro Joseph, sa vedere il bicchiere mezzo pieno e trasforma le debolezze in sfide. E in vittorie.

Joseph Pilates – foto condivisa da Pinterest

Andiamo avanti ora e cerchiamo di capire qualcosa in più su questo metodo.

IN CHE COSA CONSISTE IL METODO PILATES?

Innanzitutto esistono due tipologie di Pilates:

Pilates Mat ovver il Pilates classico, eseguito sui tappetini (chiamati appunto, mat). Si comincia la lezione con le respirazioni, sdraiati sul pavimento e poi da li prendono forma le varie routine, ovvero gli esercizi. Ci si può avvalere anche di piccoli attrezzi quali fasce elastiche, Pilates rings, fitballs. Si tratta di lezioni di gruppo che vanno svolte in un ambiente pulito, rilassato e con un numero di persone contenuto. Le scarpe vanno sempre tolte all’ingresso degli Studi di Pilates (un po’ come nei centri Yoga) e al termine della lezione si sorseggia spesso una tisana.

Il teaser – uno degli esercizi cardine

Pilates macchine viene invece eseguito su appositi macchinari (reformer, cadillac etc.). Si tratta questa volta di lezioni private o semi-private (3, 4 persone al massimo) poiché il vostro insegnante dovrà seguirvi e accompagnarvi con attenzione durante l’arco della lezione. Non si tratta di una palestra dove ognuno arriva, usa gli attrezzi e se ne va. Le macchine coniate da Joseph Pilates (e poi evolutesi nel tempo) sono infatti marchingegni complessi e potenzialmente pericolosi. Anche per questo motivo è necessario essere sottoposti all’occhio vigile e costante di un bravo insegnante.

Queste due approcci al Pilates non si sostituiscono a vicenda bensì sono complementari. Personalmente consiglio di partire da Pilates Mat, per imparare le basi e le routine, e successivamente vi potrete approcciare all’utilizzo dei macchinari.

Ciò che fa realmente la differenza, come in ogni cosa, è la volontà mentale di sfidare i limiti e approfondire le conoscenze del nostro corpo; e poi, naturalmente, la differenza la fa l’insegnante. Per essere bravo/a, deve aver studiato con volontà, costanza e pazienza. I veri insegnanti di Pilates fanno di questo metodo uno stile di vita. Diffidate di coloro che propongono 150 corsi di aerobica, tra cui Pilates. Perché, tanto per cominciare il Pilates non è aerobica. E tanto per finire non possiamo essere bravi e competenti in tutto.

Avete mai sentito parlare di un professore del liceo che insegna matematica, inglese, latino e ginnastica? Esatto. Allo stesso modo non affidatevi a chi si propone di insegnare aerobica, Zumba, Yoga, Tai Chi, massaggio infantile, Pilates e chi più ne ha più ne metta. Insomma, un po’ di coerenza!!!

Ora che ho dato voce a questo mio piccolo sfogo possiamo proseguire. Andiamo quindi a vedere quali sono i benefici del Pilates.

I BENEFICI DEL PILATES

Il Pilates vi raddrizza, nel vero senso della parola. Mi spiego meglio: siete studenti e magari passate le giornate sui banchi di scuola, piegati di lato a scrivere per appuntarvi ciò che dice la professoressa; oppure, lavorate in ufficio e trascorrete le giornate davanti al computer, semi ingobbiti, con i colleghi ed i capi che vi infondono tutto tranne che tranquillità e accumulate di conseguenza nervosismo, probabilmente in zona cervicale. Il Pilates vi scioglie, vi rinforza, vi allunga. Terminata la lezione vi sentirete 10 cm più alti e tutte le tensioni che avevate accumulato saranno sparite.

Non è una magia, è semplicemente la forza del respiro (e della mente) coniugata agli esercizi giusti. Provare per credere.

Il Pilates vi rassoda. Anni di danza, allenamenti quotidiani e vari problemi di scoliosi dopo, vi posso assicurare di non essere mai stata dritta e definita quanto in questo periodo della mia vita, in cui gli allenamenti di danza vanno scemando per lasciare spazio all’insegnamento.

Nota: il Pilates non cura la scoliosi ma cura la postura. E le due cose vanno di pari passo.

Il Pilates vi rende consapevoli del vostro corpo e delle sue potenzialità. E questo è ottimo sia per ogni tipo di sportivo e di ballerino (cerchiamo così tanto e così a lungo di percepire il nostro corpo più a fondo!), che per i non sportivi. Non è mai tardi per cominciare e per scoprire che il nostro corpo nasconde in sé mille potenzialità. Dobbiamo solo avere la forza e la voglia di scoprirci.

Il Pilates è forza ed elasticità. Questi sono due concetti cardine non solo del Pilates ma anche della danza: pensate alla forza che richiede un arabesque (dorsali e addominali) e all’elasticità senza la quale non sarebbe possibile eseguire questo passo. La schiena dev’essere flessibile così come le nostre gambe. Insomma, è un cinquanta-cinquanta: 50% forza, 50% stretching.

Il Pilates ci fa lavorare sia a livello muscolare, con un grande focus sul core (ovvero “il centro”, i nostri addominali) sia a livello di stretching. Ci aiuta a trovare quell’equilibrio di cui abbiamo tanto bisogno nella danza ed anche negli sport naturalmente. Che siate alpinisti, ciclisti, ballerini o principianti assoluti non c’è alcun dubbio, i benefici del Pilates sono assicurati per tutti!

C’è molto altro da dire e da scoprire sul Pilates ma questo articolo vuole essere solo un’introduzione. Così, per stuzzicare gli animi e farvi approcciare a questa meravigliosa disciplina!

Attrezzatura di danza – ce n’è per tutti!

Attrezzatura di danza – ce n’è per tutti!

Una volta, molto tempo fa, in un regno lontano lontano, si studiava danza classica facendo uso di sbarre, pavimento in legno, pece e… basta. Per fortuna ora siamo nel 2020 e disponiamo di una vasta gamma di comoda ed economica attrezzatura per la danza che…